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Arianna relicta, tra arte, musica e mito

Posted By: Martina F. On:



Haec vestis priscis hominum variata figuris

heroum mira virtutes indicat arte.

Namque fluentisono prospectans litore Diae,

Thesea cedentem celeri cum classe tuetur

indomitos in corde gerens Ariadna furores,

necdum etiam sese quae visit visere credit,

utpote fallaci quae tum primum excita somno

desertam in sola miseram se cernat harena.

Immemor at iuvenis fugiens pellit vada remis,

irrita ventosae linquens promissa procellae.

Catullus, Carme 64, vv 50-59

In questa nuova puntata di Paradoxa, come deducibile dall’estratto qui sopra riportato, si tenterà di analizzare la figura mitologica e iconografica di Arianna, traendo spunto dal componimento in esametro dattilico di Catullo.

Arianna: il racconto di un mito

Chi era, dunque, Arianna? Figlia del re di Creta Minosse e di Pasifae era sorella di quella creatura mostruosa metà toro e metà uomo, chiamata Minotauro. Il suo nome, in origine Ariagna significava “pura”, “santa”. Da sempre nella sua figura si stratificarono varie componenti legati sia al mondo dei mortali che ha quelli degli dei che permisero la nascita di molte e a volte contrastanti versioni del mito. L’unico punto su cui la tradizione si trovò sempre concorde è sulla vicenda dell’innamoramento della fanciulla di Teseo, il quale, dopo aver ricevuto il suo aiuto per sconfiggere il Minotauro, fraudolento la abbandonò su un’isola del’Egeo dandole il ben servito.

Da qui si parte in questa occasione per sviluppare il nostro racconto.

Contesto e storia: dalla Grecia alla tradizione latina

La letteratura latina antica, inevitabilmente potremmo dire, attinse dal grande “vaso di Pandora” che era quella greca: un immenso patrimonio di miti e storie di rapsodi che affascinarono i poeti latini i quali le fecero proprie in relazione, tuttavia, al proprio sostrato culturale.

Appare così evidente come, non solo in poesia, il mito di Arianna venisse tradotto in copie marmoree di statue greche puntando l’attenzione su tematiche lessicali che, sinesteticamente si trasfiguravano in pieghe di panneggi.
Troviamo così che l’Arianna del Vaticano, qui sopra riportata, sia la metafora di pietra di quel foedus o patto di fede che Teseo venne a tradire. Catullo, legato indissolubilmente ai mores romani (che la sua Lesbia, novella Teseo scioglieva di continuo), trasporta Teseo e Arianna in una dimensione del tutto latina, utilizzando espressioni del lessico giuridico che univano all’amore un insieme di condizioni scritte e contrattuali che i greci mai avrebbero osato associare ad una storia di amore tradito, dèi e minacce.

Delineato per sommi capi il contesto da cui prese abbrivio il nostro racconto, lasciamo all’ascoltatore l’ascolto del prosieguo di questa vicenda che musicisti barocchi e pittori fino al 1700 ci narrarono in forme poetiche diverse, ma senza lasciarci delusi.

 

Buon ascolto.

Testi e voce di Martina Fusaro


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