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Un incantesimo gitano: “El amor brujo: el fuego e la palabra” conquista il TCBO

Posted By: Erica Testi On:


“El amor brujo, il fuego y la palabra” si presenta agli spettatori del Teatro Comunale di Bologna in anteprima nazionale. In programma sul palco della prestigiosa istituzione emiliana, l’opera andrà in scena fino al 19 febbraio con una replica giornaliera alle 21.00.

In occasione del centenario della prima di quest’opera, debuttata appunto nel 1915, il regista Carlus Padrissa ha ridisegnato questo classico musicale. In una veste nuovamente contemporanea la mano del regista rende perfettamente le intenzioni dell’opera originale, alla quale però riesce a donare nuovo vigore. Senza impoverire la presenza prorompente del cante flamenco, creata originariamente da Manuel del Falla, Padrissa riesce a creare una nuova struttura dove la tradizione e il futuro si intrecciano continuamente. Dall’arricchimento del titolo, sintomo di una maggiore stratificazione degli elementi, si indovina la grandezza d’intenti di questa produzione. Il fuoco e la parola, aggiunti in un secondo momento, riescono a diventare elementi fondanti di uno spettacolo che risulta quasi completamente nuovo nel suo atto di ispirarsi alla storia.

Durante lo spettacolo diretto da Parissa si fondono i tratti creati da Falla, come il flamenco classico e il cante jondo che hanno caratterizzato le performance della storica cantaora Pastora Imperio, agli innesti delle nuove proposte. Pur rimanendo fedele alle interpretazioni che nel periodo intercorso dal debutto ad oggi hanno visto “El amor brujo” in diverse versioni, questa nuova produzione de la Fura dels Baus crea una positiva rottura col passato. Senza mirare ad un confronto competitivo con le precedenti versioni, la novità si vede in ogni elemento che riesce elegantemente a discostarsi da quello che ci attendiamo di vedere, sino da arrivare in certi momenti a sfiorare il punto di rottura. La scelta di inserire in ogni aspetto dello spettacolo elementi estremamente moderni si vede nelle scenografie spettacolari, nei costumi, nelle movenze del corpo di ballo. Accompagnando in maniera simbiotica le coreografie del maestro Pol Jiménez si crea una vera e propria atmosfera di magia, quasi stregoneria appunto, dove prende vita il duende, fattosi solido e presente. In più punti la vera visione gitana, emblema di un vero e proprio modo di concepire la vita, scivola fuori dalla scena avvolgendo la platea e il pubblico proteso nell’atto di rimanere avvolto nell’opera. Lo stesso uscire dallo spazio classico del palco, che porta Candela fisicamente al di là del suo spazio di finzione, risulta atto fisico di quella forza che contraddistingue “El amor brujo”. Tutta la forza comunicativa dell’arte del flamenco e dello spirito gitano annullano la distanza tra popolare e classico, rendendo arte ogni frammento della scena. Lo spettacolo travolge lo spettatore grazie agli interpreti che rendono giustizia in maniera eccellente alla grande opera di Manuel de Falla, dalla voce della strepitosa Esperanza Fernandez, stella indiscussa del panorama del nuovo flamenco, al corpo unico che metta in scena le coreografie di ispirazione flamenca. Solo in brevi punti questo elastico movimento che oscilla tra classico e popolare allontana dall’empatia. Sono brevi punti dove la tradizione “volgare” (nell’accezione di popolare del termine) gitana, non combacia giustamente con la messa in scena dell’opera. Ne risulta però una versione splendida, che fa onore ai meravigliosi interpreti e all’opera originale.

Il debutto nazionale è stato accolto con grandi applausi a Bologna, dopo avere stupito e incantato la platea del Festival Internazionale di Granada. La coproduzione tra Teatro Comunale di Bologna, Festival di Granada e Teatro Municipal di San Paolo del Brasile è in esclusiva nazionale grazie anche all’appoggio di altre istituzioni bolognesi che hanno sostenuto il progetto.

 


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