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Le recensioni di Retropalco: Delusionist

Posted By: Martina On:


 

I primi 10 minuti di Delusionist, nuovissimo spettacolo di e con Natalino Balasso e Marta Dalla Via, si aprono con una didascalia vivente. Mentre Balasso resta disteso, Dalla Via si appella al buon senso e al cervello del pubblico, mettendo subito in chiaro ciò che è finzione e ciò che non lo è, ciò che è realtà e ciò che è teatro. Il lavoro lo fa tutto lo spettatore, ci avverte, il teatro non sono le assi del palco, il teatro è nella testa. Premesse che vogliono mettere in guardia il pubblico o che vogliono deresponsabilizzare gli interpreti?

In ogni caso, lo spettacolo comincia. (Ma non era già cominciato?)

Uno sgangherato imprenditore farmaceutico e la sua segretaria Gioia Maina (eh sì eh) cercano di lanciare sul mercato un farmaco che elimina il sonno. Il nome del prodotto dovrebbe essere The Illusionist, ma un simpatico misunderstanding con quelli del packaging ha fatto sì che sulle scatole ci sia scritto Delusionist. Si corre ai ripari tentando di imbastire una campagna di marketing che sia sufficientemente appealing, e la signorina Maina propone, come cervello dell’operazione, una giovane donna di talento: Marta Dalla Via.

Risate, applausi.

Exit Marta Dalla Via nel ruolo di Gioia Maina, entra Marta Dalla Via nel ruolo di Marta Dalla Via, la trama prosegue, e tutti i preamboli iniziali su cosa è vero e cosa non lo è, sui piani di finzione e realtà, saltellano qua e là facendo le pernacchie.

La campagna pubblicitaria appare più complessa del previsto, serve fare brain storming, serve trovare un volto per il prodotto. Si facciano dei casting! Si chiami una celebrity! Perchè non qualcuno come, non so, come Natalino Balasso?

Risate, applausi, il meccanismo si ripete.

Nel mezzo di una discussione tra i due parte un monologo di Balasso, uno dei suoi, sferzante, caustico, diretto. Balasso è in piedi in centro al palco, rivolto direttamente alla platea, ma è nei minuti che seguono questo momento che la quarta parete va proprio a farsi benedire. Non spiegherò oltre, che magari lo spettacolo volete andare a vederlo, ma per una manciata abbondante di attimi non si capisce bene cosa stia succedendo. Tuttavia è uno smarrimento piacevole, non spaventoso ma paradossalmente sensato, tanto più che poi il treno deragliato ritorna sui binari per le ultime scene dello spettacolo.

Con la scena finale c’è la quadratura del cerchio, si ritorna esattamente da dove avevamo cominciato, struttura ad anello che strappa sempre un sincero “Wow”.

Delusionist mette parecchia carne al fuoco. Lo spettacolo snocciola, una dopo l’altra, le peggio turbe della nostra società, dal rapporto morboso con i farmaci al terrorismo, dal delirante meccanismo di nascita delle nuove “celebrità da talent show” alla disparità di genere sui luoghi di lavoro. E la lista continua. È uno scenario agghiacciante, è il ritratto di un’epoca rattrappita, curva sulle proprie brutture, distratta da specchietti per le allodole mentre sullo sfondo esplodono le bombe. Ma “nel teatro” ci dice Balasso “è necessario immaginare un futuro migliore. Abbiamo il dovere di ridere di ciò che ci terrorizza.” Si viene messi di fronte alla brutta realtà, ma poi è sacrosanto ridicolizzarla, renderla una parodia di sè stessa.

Obbiettivo raggiunto egregiamente grazie ad un testo che spara sul pubblico cento battute al minuto, una comicità incalzante fondata su giochi di parole, rimbalzi, freddure a volte ruvide ma sempre intelligenti, che non sbagliano mai un colpo. Persiste una inevitabile contraddizione tra la forma del testo e il suo contenuto profondo, che è satirico, e la satira altro non è che il più alto e sofisticato modo di far capire quanto siamo incazzati.

Natalino Balasso è abilissimo esperto del settore (il settore satira, ma anche il settore incazzatura), Marta Dalla Via è solida e talentuosa e padroneggia perfettamente il linguaggio, il tono, i contenuti dello spettacolo. I due insieme funzionano alla grande (c’è da dire che non è la prima volta che lavorano insieme), maneggiano bene una comicità intrinseca a quel veneto dialetto e a quel Veneto regione che, se non altro, ogni tanto offregente simpatica.

Potrei pensare a molti motivi per cui vale la pena andare a vedere Delusionist, ma il principale è uno solo: perché ora come ora in molti vi diranno che non c’è niente da ridere, ma si sbagliano tutti di grosso.

Martina Ferrari


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